L’otto marzo spiegato alle figlie: il diritto di vivere in pace

L’otto marzo spiegato alle figlie: il diritto di vivere in pace

Un due tre stella!
Era uno dei miei giochi preferiti da bambina. Mi piaceva perché dovevo fermarmi all’improvviso.
Fermarmi per riflettere, per osservare, per non sbagliare.
Oggi è una giornata di riflessione e mi fermo a riflettere con voi, mie piccole donne, su una storia che poco si racconta, e poco si studia ma è tutta da ascoltare. La storia dei diritti delle donne.

Lo sapete perché oggi si dedica una giornata alle donne?

Perché oggi le donne sono parte integrante della società in quanto hanno lottato per diventarlo per oltre un secolo e oggi dobbiamo ricordarcelo più di tutti i giorni dell’anno.
Le donne prima vivevano, amavano, facevano figli, lavoravano tanto, sicuramente soffrivano e sognavano ma non Esistevano.
Esistere significa essere nella realtà, quindi essere rispettata, tenuta da conto, presa in considerazione.
Le donne per millenni non sono esistite nella vita privata e pubblica, finché tante donne in tutto il mondo iniziarono a riunirsi e a protestare, poi lottare per Esistere, ossia avere diritti e libertà di esercitarli.
Vi diranno che l’8 marzo è una festa di mimose e allegria.
Anche. Certo.

Il diritto di vivere in pace

Prima delle mimose vorrei raccontarvi che oggi siete libere di vivere studiare, lavorare, viaggiare, votare, essere elette alla guida di una città, un paese intero o un’azienda, ma ci è voluto Moltissimo tempo, l’impegno (e la vita) di tante donne prima di NOI.
L’8 marzo del 1917 a San Pietroburgo, in Russia, tantissime donne manifestarono contro la prima guerra mondiale voluta dallo Zar Nicola II.
Fu una imponente sollevazione di popolo. 7 mesi dopo lo Zar fu rovesciato.
Quella protesta di donne è il motivo per cui l’Onu ha indicato l’8 marzo come la giornata per i diritti delle donne e per la pace internazionale
Furono i movimenti d’ispirazione socialista, a partire dalla seconda metà dell’800 impegnati a tutelare le condizioni di vita e lavoro dei lavoratori, ad accogliere ed ascoltare le donne lavoratrici nelle fabbriche e le loro legittime proteste.
Erano chiamate “compagne” e hanno contribuito in più di un secolo di lotte a conquistare per noi i diritti di voto, di espressione, di studio, di lavoro, di proprietà, i diritti civili.

L’otto marzo spiegato alle figlie

Mie piccole donne, se abbiamo diritti civili e politici lo dobbiamo a chi ha lottato perché noi oggi potessimo Esistere, con dignità.
Dobbiamo continuare a conquistare pace e spazi, senza mollare, e senza rinunciare all’amore, ai progetti, alla bellezza, ai figli, se li vogliamo.
Anche se a volte capiterà di non capire, di cadere, non sarà grave.
Ci fermeremo e non saremo colpevoli.
Guardiamoci allo specchio e insistiamo con la stessa passione con cui, più di 100 anni fa, le nostre compagne hanno cominciato.
Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Silvia Pankhurst, sono nomi che potete andare a cercare per sapere di più delle prime grandi femministe, ma tantissime altre hanno contribuito nei decenni e possiamo conoscerle insieme, che è il miglior modo di ringraziarle e proseguire il loro impegno con le nostre mani.
Iniziamo da Rosa Luxembourg che scriveva «Quando si ha la cattiva abitudine di cercare una gocciolina di veleno in ogni fiore schiuso, si trova, qualche motivo per lamentarsi. Guarda quindi le cose da un angolo diverso e cerca il miele in ogni fiore: troverai sempre qualche motivo di sereno buonumore. (…)
Buon Otto marzo figlie mie.