Over-thinking: lo storytelling della preoccupazione

Over-thinking: lo storytelling della preoccupazione

Over-thinking ovvero lo storytelling della preoccupazione?

Siamo invasi dagli inglesismi -lo stesso Storytelling è uno dei più usati nel brand marketing- e li usiamo senza valutare se ci sono dei termini italiani che rendono benissimo -se non meglio- quello che vogliamo dire. Le “giuste parole per dirlo” sono la materia prima delle nostre ricette di contenuti per brand storytelling, quindi è cruciale trovare la sintesi linguistica di un fenomeno sociale, o sentiment del pubblico, che alimenta i comportamenti degli utenti.

Over-thinking è traducibile dall’inglese con pensare troppo

Praticamente spingersi con le valutazioni oltre una soglia di non ritorno, dove l’atto del pensare diventa inutile rimugino e drena energie invece che offrire soluzioni. Praticamente stiamo descrivendo la preoccupazione.

Le nostre vite sono cambiate drammaticamente e, di conseguenza anche le umane emozioni e frustrazioni, tra le quali troneggia la preoccupazione: “Pensiero che occupa la mente determinando uno stato di inquietudine, di apprensione, ansia, incertezza, timore e simili.” Spiega Treccani https://www.treccani.it/vocabolario/preoccupazione/

Over-thinking: la preoccupazione e ansia come paradigma dei nostri tempi e la giornata diventa densa e corta

E quindi over-thinking diventa davvero uguale a preoccupazione e storytelling? Pensiero che occupa la mente, una preoccupazione costante: se guardo nella mia borsa o zaino c’è davvero tutto quello che mi serve? Tutto l’indispensabile di cui potrei aver bisogno?

Un momento, altra preoccupazione: ma io come faccio a sapere di cosa ho bisogno durante tutta una giornata?

Quattordici mila cose da fare in una singola giornata, problemi che abbiamo, progetti, ansia per le scadenze stanno rendendo le nostre giornate eterne eppure cortissime, tanto le pagine della nostra agenda non hanno più spazi in bianco, e le ore libere nemmeno a pagarle.

Ma prima come facevamo? Ma prima di cosa? Eh, del 2020, dell’anno zero dal quale abbiamo iniziato a convivere con ansia e preoccupazione, per la nostra salute, strettamente connessa a quella della nostra famiglia, e per la salute degli amici. Il film dei nostri pensieri non è ancora completo: va aggiunta la moltitudine dei nostri “possibili contatti” (per usare un termine di tracciamento ormai quotidiano); ossia colleghi o clienti, parte integrante della nostra quotidianità, quindi personaggi dei nostri pensieri.

Tempo e urgente: due concetti profondamente cambiati, grazie (anche) alla preoccupazione costante

Se nella nostra testa ci sono tutti questi pensieri il nostro tempo cosciente non ci basta più, le giornate sembrano più corte e non siamo sempre più stanchi. Tutto è urgente, le notifiche di messaggi, post, chat, appuntamenti interrompono e frammentano le nostre attività.

Abbiamo perso il senso del tempo materiale per agire ed ottenere un qualsiasi risultato: vogliamo tutto e subito, “E’ urgente ma ci vuole un attimo”. Attimo? Che significa attimo. 😩

Siamo frenetici o ansiosi, multitasking o dispersivi? Facciamo tante cose o ci riempiamo la giornata di cose da fare?

Fateci caso: tanto del nostro tempo passa a preoccuparsi, a pensare a quello che desideriamo con tutte le nostre forze, valutando scenari pieni di ostacoli, problemi e brutte sorprese.

Così rischiamo di vaneggiare e perderci in strade sconosciute, i minuti che scivolano tra le nostre dita e dentro la nostra borsa non troveremo niente di utile per fronteggiare la situazione.